12 aprile - 2 maggio | 2026

L’ACQUETTA DI GIULIA E LE ALTRE

17 aprile 2026

WORKSHOP con gli Daniele di Etnobotanica Errante

Questo approfondimento sulle piante considerate magiche traghetta il nostro “ARCHIVIO” verso il lato botanico della programmazione.

Lo spazio di Bloom Room si trasforma in un ambiente ibrido tra laboratorio alchemico e sala d'archivio.

L'ACQUETTA di giulia tofana

Archivio di veleni, corpi e storie cancellate

Giulia Tofana (Palermo, fine XVI sec. — Roma, 1651) è una figura storica che si muove esattamente sul confine tra realtà e leggenda: figlia o nipote di Thofania d'Adamo, giustiziata a Palermo nel 1633 per avvelenamento del marito, Giulia ereditò — o perfezionò — una formula che avrebbe cambiato la vita di centinaia di donne nel corso del Seicento italiano.

Cortigiana, alchimista, imprenditrice clandestina: Giulia si trasferì da Palermo a Napoli e poi a Roma, dove costruì una vera e propria rete sotterranea di produzione e distribuzione del veleno, coinvolgendo la figliastra Girolama Spana, levatrici, speziali, e una cerchia di complici femminili. La sua attività prosperò per oltre vent'anni, anche grazie alla copertura offerta dall'epidemia di peste — che rendeva le morti sospette difficili da attribuire ad avvelenamento.

L'Acqua Tofana: la formula

Il veleno — noto anche come Acquetta, Manna di San Nicola, Acqua di Perugia — era una soluzione di arsenico, antimonio e limatura di piombo, bolliti in acqua. Incolore, inodore, insapore. Bastava scioglierlo nel vino o nella minestra: cinque o sei gocce al giorno per quindici, venti giorni. La morte appariva naturale, simulando febbre e malessere progressivo. Nessun sintomo sospetto, nessun narratore.

"L'acqua che ne resta è chiara e pulita; presa in vino o in minestra provoca il vomito: poi viene la febbre, ed in quindici o venti giorni si muore." — deposizione al processo, Roma 1659

Il veleno era venduto camuffato in boccette decorate con l'immagine di San Nicola — patrono dei bambini — spacciato come acqua miracolosa o rimedio cosmetico. Una doppia finzione: la forma sacra che nasconde il contenuto mortale.

in bloom room

dal 12 aprile al 2 maggio

Quello di Giulia Tofana e’ letteralmente un archivio cancellato: storie di donne che non avevano ne’ voce ne’ voto, sepolte in faldoni ecclesiastici e giudiziari per secoli. La storia ufficiale le ha ricordate come criminali. L'archivio, correttamente interrogato, le racconta diversamente.

La rete e le clienti

Le clienti appartenevano a tutti i ceti sociali, dall'aristocrazia alla plebe. Erano donne intrappolate in matrimoni violenti o combinati in un'epoca in cui il divorzio non esisteva, la Chiesa non proteggeva le vittime di abusi, e la condizione femminile era di totale subordinazione legale e sociale. Giulia Tofana non era per loro una criminale: era una via d'uscita. Una farmacia illegale che vendeva libertà.

Secondo la confessione — estorta con la tortura — Giulia avrebbe venduto boccette sufficienti a uccidere oltre 600 persone. Gli storici moderni ritengono questo numero esagerato: il saggio recente di Simona Feci (L'acquetta di Giulia, Viella 2024) ricostruisce il processo originale, documentando poche decine di casi accertati. Ma il numero 600 è diventato parte del mito — e come tale funziona.

La caduta e l'archivio cancellato

La rete si smantellò per un errore: una cliente — la contessa di Ceri — somministrò l'intera boccetta in un'unica volta invece di diluire le dosi. La morte improvvisa del marito insospettì i parenti. Le indagini risalirono alla rete. Giulia fuggì, trovò rifugio in un convento, fu poi catturata e torturata. La sua sorte esatta è incerta: alcune fonti dicono morì in carcere nel 1651, altre la danno fuggita grazie alle sue protezioni ecclesiastiche.

Girolama Spana e le sue quattro complici furono processate e impiccate a Campo dei Fiori il 5 luglio 1659. Il processo fu archiviato, i documenti custoditi nell'Archivio di Stato di Roma, dimenticati per oltre due secoli — fino a quando lo storico Alessandro Ademollo li riscoprì nel 1881.

Quello di Giulia Tofana è letteralmente un archivio cancellato: storie di donne che non avevano né voce né voto, sepolte in faldoni ecclesiastici e giudiziari per secoli. La storia ufficiale le ha ricordate come criminali. L'archivio, correttamente interrogato, le racconta diversamente.


 

gIULIA TOFANA

Giulia Tofana è una figura storica (ma in parte leggendaria) attiva nel Seicento tra Palermo, Napoli e Roma.
È ricordata come una sorta di “avvelenatrice professionista” che forniva un veleno chiamato acqua tofana.

Operava in un contesto in cui il divorzio non esisteva, e molte clienti erano donne in matrimoni violenti

Secondo alcune fonti, il veleno avrebbe causato centinaia di morti (fino a ~600)